| Pare che oltre
alla chiesa Parrochiale ed alla filiale del SS. Rosario, siano esistite
a Rizziconi, prima del terremoto del 1783, altre cinque chiese; troppe
se non altro per la constatazione che verso la fine del 1700 Rizziconi
potè raggiungere una popolazione di non più di700 abitanti. Le
7 chiese che si sono succedute nel tempo, molto probabilmente trattasi
di cappelle gentilizie allocate nella Parrochiale. Comunque li elenchiamo
qui di seguito, come ci sono state tramandate:
1) La chiesa di S. Sebastiano Sorgeva alla fine Nord
di Via Ricasoli, nella zona chiamata “ L'orto del Signore '' dove
esisteva un convento di Padri Dominicani, il cui Priore, Rev. Vincenzo
Piazza, perì sotto le macerie del convento stesso nel terremoto del 1783.
" Nella chiesa di San Sebastiano di Rizziconi era eretta una "confratrìa"
aggregata all'arciconfraternita romana dell'Immacolata Concezione il 30
luglio 1586. L'altare maggiore era ornato da un quadro in tela con l'Imagine
della Madonna Santissi della Conceptione Santo Sebastiano et Santo Domenico".
(p.375 Calabria Cristiana di Sandro Leanza, Rubbettino editore 1999).
2) La chiesa dell'Immacolata Concezione.
Di questa chiesa non ci è stata tramandata la zona della sua erezione,
ma noi pensiamo sorgesse all'inizio di Via Carignano e di Via Rattazzi,
forse distrutta da altro evento tellurico molto prima del 1783.
In tale chiesa officiava una confraternita di laici dalla quale, pensiamo,
sia derivata l'odierna arciconfraternita del SS. Rosario;

3) - La chiesa di S. Nicola che, dicesi, edificata alla
fine di Via S.Nicola con I'inizio di Contrada "Riganati", là
dove ora sorgono le due palazzine dell'Ente Case Popolari.

4)-La chiesa della Madonna delle Grazie che sorgeva
nel ''Largo Cruci"cosi chiamato perchè, dopo la scomparsa della chiesa
(eretta nel 1539 e di jus patronato del Comune), era stato eretto il vecchio
Calvario.
5)-La chiesa del Crocefisso, ubicata nella località
di tal nome e, oggi, di proprietà dell'ins. Forestieri Mariella Infantino.
6) - Adesso parleremo, per sommi capi delle tre
chiese tutt'ora esistenti:
Chiesa Matrice
La chiesa Parrocchiale, dedicata al Patrono S. Teodoro Martire, è la più
antica.
Noi opiniamo che essa sia stata edificata, su terreno concesso dai feudatari
del tempo, nella stessa epoca della fondazione di Rizziconi, cioè dopo
l’anno 951, ad opera dei monaci Basiliani scampati alla distruzione
dell'antica Tauriana.
Sicuramente, la chiesa fu riedificata svariate volte, pensiamo sempre
nello stesso luogo e, forse, sulle stesse fondamenta, a cause dei ripetuti
terremoti che interessarono la Piana di Gioia Tauro, nei secoli successive
(vedi pagina
terremoti), fino alla sua distruzione completa causata dal sisma del
1783.
La notizia più antica sulla parrocchia
di S. Teodoro ce la fornisce Domenico Vendola("Rationes
decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV", Volume "Calabria",
1939, Città del Vaticano, ndr). e riguarda la decima di Tari 1
e grana 15 che nel 1324 il ''presbiter Andreas Cappellanus ecclesie
S. Theodori'' pagava alla Curia.
Altre notizie antiche sulla Parrocchla di S. Teodoro ce le fornisce
Padre Russo:
La prima è del 6. 10. 1498 e riguarda un ordine al vescovo di Tropea
affinchè nominasse Giovanni Francisco de Amato per provvedere ''
de canonicato et prebende parochiali ecclesia S. Theodori de Casali Risicutis''
(Rizziconi);
La seconda è del 3.11.1547 e riguarda la nomina di Scipione D'Amato
di Amantea ''providetur de parochialis ecclesia S.Isidori,Casalis Rizzigoni''
vacante per le dimissioni di Francesco D'Amato;
La terza è del 28.6.1559 e riguarda la nomina di Alfonso di Gaeta
''de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Risigono'' che succede ad Albensius
lnglesius;
La quarta è del 12.2.1561 e riguarda l'attribuzione di una pensione
di 30 ducati d'oro annui : "super fructibus parochiali ecclesie S.Theodori,Casalis
Ricinoni"al chierico Fiorentino Matheus Iuntius;
La quinta è del 31.10.1654 : riguarda la nomina di ''Iacobo Romano
provideteur de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Rizziconi" vacante
per la morte di Filippo Rocca.
La chiesa Matrice, fino al 1850, era ad una sola navata a forma di croce
Latina, ma il numero degli altari era uguale a quello di adesso. In seguito
vennero costruite le due piccole navate laterali ad opera della Ditta
Toscano da Radicena (odierna Taurianova), ma rimasero rustiche fino al
1859 perchè subito presentarono delle crepe ed infiltrazioni di
pioggia da renderle inagibili.
Per la qualcosa e dietro suggerimento di esperti architetti, si provvide
ad un progetto per i lavori di risanamento e rifinitura; progetto appaltato
e portato a compimento dalla Ditta Francesco Santoro da Palmi, così
come appare adesso (sono visibilissime le sbarre di ferro all'interno
delle navate nonchè i grossl bulloni dei muri esterni che legano
questi ai muri portanti della navata centrale).
Quindi, i quattro altari della navata centrale, cioè, quello delta
B.V. del SS Rosario, quello della Madonna Addolorata (a sinistra di chi
entra in chiesa), quello della Madonna del Carmine e quello di S. Giuseppe
(a destra di chi entra in chiesa), con i rispettivi quadri (eccetto per
il quadro di S. Giuseppe, che venne appeso alla parete destra dell'altare
maggiore e sostituito con la statua del Santo, opera lignea del bravo
scultore da Serra S. Bruno, Sig.Vincenzo Scrivo), vennero sistemate nelle
navate laterali. Gli affreschi, che adornano i muri laterali della navata
centrale, sia con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che con figure
di Santi .
|
| (Morte
di S. Francesco d'Assisi ; S. Agata; Martirio di S. Alessandro sono opera
del pittore Vallone, di Vibo Valentia.
Le pitture della cupola centrale (Dottori della Chiesa) nonchè
gli affreschi delle volte dell'altare maggior (Gesù che edifica
la Chiesa in Pietro), dell'altare del Crocefisso (La morte di
Abele) e dell'altare della Madonna delle Grazie (Annunciazione
a s. Elisabetta), sono
più antiche, commissionate queste
dal Sig. Zumpano, sono opera del pittore Nicola Valentino (vedi pagina
personaggi ), rizziconese per adozione, giacchè trasferitosi e
sposatosi a R|zziconi nel 1887.
Dello stesso Valentino sono anche le due statue in gesso dei Santi Pietro
e Paolo, poste sul cornicione della navata centrale, a destra e a sinistra
dell'arcata della stessa.
Mentre, la statua in gesso della Madonna Immacolata,
posta sulla facciata principale delta chiesa stessa, è
opera dello scultore rizziconese, Prof. Nandino Iacopino,
che la compose verso il 1945; come pure la statua del Sacro Cuore di Gesù
posta sulla facciata laterale prospiciente la Piazzetta Vittorio Emanuele
II, cosi come adesso (eccetto per l'intonaco ed il tetto rifatti negli
anni '90 del secolo scorso e per l'orologio che venne spostato dal frontespizio
del campanile a quello della chiesa annessa ), venne riedificato di sana
pianta negli anni 1838 e seguenti, giusto quanta afferma il Parroco Cangemi
nel suo manoscritto più volte citato.
Lo stesso Parroco ci informa che la parte superiore del campanile (la
cupola) rimase incompiuta fino ai suoi tempi (1859-1908), mentre si preferì
coprirla con trave di legno e tegole d'argilla; ma, anche oggi il campanile,
privo della cupola allora progettata resulta opera incompiuta.
Ovviamente, anche in precedenza la chiesa era dotata di un campanile,
ma, naturalmente, esse seguì le sorti della chiesa nelle varie
catastrofi telluriche.
Nel 1700, per esempio (degli anni precedenti non possiamo trattare per
mancanza di notizie), esisteva già un campanile, dato che, il 6.10.1770,
l'allora parroco Giuseppe Cordiano stipulava un contratto
notarile, presso il notaio Damiano Affilastro di Rizziconi,
col fonditore di campane, Geronimo Olita da Vignola (oggi Pignola in provincia
di Potenza) per commissionare tre campane (1a grande di 6 ''Cantaja'',
la ''mezzana" di 3 e la piccola di 1,5) che il fonditore doveva consegnare
entro novembre dello stesso anno. Certamente, il ''Flagello'' del 1783
come non risparmiò la chiesa (anche il parroco Cordiano perì
sotto le macerie) così non risparmiò il campanile annesso
e le relative campane che, fuse appena 13 anni prima andarono in pezzi;
tanto è vero che il 21. 3. 1784, con i resti delle tre campane
e con altro metallo fornito dal nuovo parroco Ambrogio Buccafurni si provvide
a fondere altre tre campane: commissionare al fonditore Paolo
Olita (forse figlio del precedence Geronimo), con atto stilato
dallo stesso Notaio.
Le tre campane (1a grande di 7 ''cantaja"circa, la media di 3,5 circa
e la piccolo di 2 circa) da sistemare sul nuovo campanile entro ottobre
dello stesso anno. Una delle clausole del contratto prevedeva che il Parroco
provvedesse, a sue spese, anche al vitto e alloggio per il fonditore nonchè
per i due aiutanti addetti alla fusione delle campane stesse; mentre all'Olita
venivano promesse, per la sola manodopera, 180 ducati da elargirsi soltanto
nel marzo del 1786. Non sappiamo se questa e le altre clausole del contratto
siano state onorate, ma abbiamo motive di ritenere che non siano state
affatto rispettate forse per la morte del fonditore o per altre cause,
dato che delle campane dell'Olita non si ha alcuna traccia; nè
si può pensare che queste abbiano potuto subire la sorte delle
tre campane precedenti, giacchè non ci risulta alcun sovvertimento
tellurico di sorta nel periodo che va dal 1784 al 1796 Infatti, l'attuale
campana grande (''a campana a llongu") ci resulta essere state fusa
nel 1798 e dedicate alla Regina del SS. Rosario unitamente al Protettore
S. Teodoro (non siamo riusciti a trovare il nome del fonditore); mentre,
la campana media e la piccola sono state fuse net 1826 dal Messinese Nicola
Godulli dietro commissione dell' allora parroco Rosario Anastasi.
Questa chiesa era dotata di un maestoso organo, costruito
dal napoletano, Prof Antonio Picardi, che, prima, veniva
suonato dal Rev. Cappellano Vincenzo Ungheri e, poi,
dal proprio nipote omonimo,Vincenzo Ungheri, allievo del musicista napoletano,
Prof Fonso. Il terremoto del 1908 danneggiò la chiesa e distrusse
il maestoso organo che venne rimpiazzato con un altro, non meno imponente,
costruito dalla Ditta Laudani-Iudice di Palerno. Organista ufficiale era
lo stesso Ungheri e poi alla sua morte e fino agli anni '40, il proprio
nipote, Remo Anastasi: In seguito e fino agli anni '70, veniva suonato
dal bravo maestro Giulio Loiacono, dopo di chè,
venne abbandonato e fatto scempio per merito di alcuni ladruncoli che
lo deturparono completamente, asportando financo le melodiose canne di
piombo o stagno per venderle alla fusione clandestina.
Fin dalla sua erezione, la forma canonica della chiesa
del Patrono S. Teodoro dovette essere di tipo parrocchiale; e ciò
sino al 1798, quando con bolla del Vescovo di Mileto, Mons. Enrico
Capece Minutolo (18 giugno 1792 - 6 maggio 1824 deceduto) , venne
eretta a Ricettizia dove, inzialmente, officiavano n°8 Cappellani
compreso il Parroco divenuto Rettore. Dal 1830, il numero dei Cappellani
fu elevato a 10, compreso il Rettore e ciò fino al 1867 allorquando
ritornò alla forma Parrocchiale.
L'elenco dei sacerdoti
è riportato nell'apposita pagina.
CHIESA DEL SS. ROSARIO
La chiesa filiale del SS.Rosario, anch'essa sotto il patrocinio
della SS.Annunziata, venne edificata nel 1780/81 su un suolo donato dalla
famiglia Cordopatri, come resulta dall'istanza dei confratelli, che costituivano
la laicale Confraternita del SS. Rosario, stilata dal Notaio Calfapietra
in Rizziconi 1'11.3.1781 e indirizzata al Re delle Due Sicilie, Ferdinando
IV per avere l'assenzo reale per poter espletare le funzioni religiose
nella nuova chiesa: dato che, fino ad allora, le stesse venivano espletate
in chiesa Parrocchiale. nella cappella del SS. Rosario di ius patronato
della Confraternita stessa, (tutt'ora, vi è l'altare in argomento, il
secondo della navata di sinistra di chi entra nella chiesa parrocchiale).
L'autorizzazione Reale giunse il 4 Aprile 1781; e dall'ora in poi l'attività
religiosa della Congrega (divenuta in seguito Arciconfratemita) si svolge
nell'attuale chiesa.
In origine, la pianta della chiesa era, come adesso, ad una sola navata,
ma in altezza arrivava fino all'attuale cornicione, mentre la profondità
si estendeva fino all'arcata che delimita lo spazio dell'altare maggiore
dal resto della navata.
Nel 1930, venne ampliata così comè adesso, sempre su suolo concesso dalla
famiglia Cordopatri, dalla Ditta Bruno Militano e flgli, Domenico e Ferdinando,
di Rizziconi.
Sul lato destro della chiesa, si trova il campanile che, fin dall'erezione,
aveva in muratura soltanto il piano terra (dentro il quale veniva parcheggiato
il ''carru trumpali" adibito per le pompe funebri), mentre i piani superiori,
fino al luogo delle campane e della cupola, erano costruiti in legno e
foderate con lamiera zincata. Negli anni '50, venne ristrutturato, sostituendo
i piani superiori in legno col cemento armato, dalla Ditta Egidio Vitale
di Rizziconi.
|
| LA CHIESETTA
DI SANT ANTONIO DA PADOVA.
c)-La
chiesetta di S. Antonio di Padova detta '' 'A jhèsia Barracca", in
origine era costruita interamente in legno. Venne edificata subito dopo
il Terremoto del dicembre 1908, su terreno concesso dal Comune e per opera
del Genio Militare che nel frangente era stato inviato nel nostro parse
per puntellare le case lesionate e costruire 30 baracche ,tra Rizziconi
e Drosi, da destinate alle famiglie terremotate.
In seguito, verso la fine degli anni '20, venne riedificata in muratura
con il soffitto ornato di buone riproduzioni fotografiche di Santi.
Nel dopoguerra, fu restaurata e decorata dal maestro Montagnesi di Laureana
di Bortrello.
Ultimamente ristrutturata dalla Ditta Antonino Micali, nel 2009 venne
riaperta al culto.
In essa vi è la statua di S Antonio di Padova cui è dedicata la chiesetta,
la statue di S. Lucia e quella di S. Luigi Conzaga; ma di tutte e tre
le statue non conosciamo gli autori. In cima al prospetto esterno della
chiesetta sono sistemate due campane di modestissime dimensioni: la più
grande venne fusa net 1911 dalla ditta Borgia di Melicuccà mentre la piccola
venne fusa nel 1930 dai fratelli Santoro di Gallico, commssionate entrambi
dall'Arciprete Catananti, pagate dallo stesso parroco col contributo della
sorella Maria e dal devoto popolo di Rizziconi.
LA CHIESETTA DI CANNAVA'
borgo
feudale di cannavà, nel comune di Rizziconi.
Il
paese è stato realizzato
secondo l'architettura dell'era feudale: la piazzetta con due palazzi
signorili e intorno le piccole case, ormai vuote ma rimaste intatte, la
chiesa costruita nel '700 da artigiani napoletani, una bellissima fontana
di pietra ad anfiteatro (distrutta poi da uno dei principi che vi risiedevano,
per "abbellire",
si fa per dire, o meglio deturpare il loro palazzo.
Nella chiesetta di Santa Teresa d'Avila è custodito un dipinto
del De Matteis rappresentante appunto Santa Teresa.
Eleonora Valerioti, come riportato nel sito di Domenico Caruso : www.brutium.info,
dice:
Villaggio edificato nel '700 dai nobili del tempo (I duchi di Cardinale
- origine borbonica) allo scopo di coltivare la canapa da cui la derivazione
del nome Cannavà.
Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 9 febbraio 1662–
Napoli, 26 luglio 1728) è stato un pittore italiano, attivo in
particolare nel Regno di Napoli tra la fine del Seicento e l'inizio del
Settecento.
Trasferitosi a Napoli sin da giovane, si dedicò alla pittura avendo
per maestro dapprima Francesco Di Maria e quindi del già celebre
Luca Giordano, da cui fu fortemente influenzato. Nel 1682 fu a Roma con
Giovanni Maria Morandi, dal quale fu introdotto agli ambienti dell'Accademia
di San Luca[1]. A Roma conobbe il marchese di El Carpio, Gaspar Méndez
de Haro y Guzmán, al seguito del quale tornò a Napoli dal
1983, quando il marchese fu nominato Viceré spagnolo di Napoli.
Fu un pittore girovago: dal 1703 al 1705, De Matteis lavorò a
Parigi sotto la protezione di Luigi XIV, quindi in Calabria e a Genova.
Nella città ligure realizzò una Immacolata Concezione con
l'apparizione di san Girolamo.
Ritornato a Napoli, dipinse schemi decorativi per chiese napoletane,
tra cui le decorazioni della volta della Cappella di Sant'Ignazio, nella
Chiesa del Gesù Nuovo nell'omonima piazza di Napoli. Tra il 1723
e il 1725, De Matteis visse a Roma, dove ricevette una commissione da
Papa Innocenzo XIII.
Operò anche in Austria, Spagna, Inghilterra, e Francia.
LE CHIESE DI DROSI E DEI
CAVALIERI DI MALTA
I monaci di S. Basilio il Grande, ebbero gran parte nell'
evoluzione geografica, religiosa, storica, sociale ed economica di Drosi.
Già nel Sec. XIII° esistevano ben 6 chiese:
La chiesa di S. Nicola con annesso un
Cenobio (in seguito divenuta parrocchiale e dedicata al Protettore S.
Martino);
La chiesa di S. Stefano e quella di S. Giovanni Battista
(quest'ultima eretta dai Cavalieri di Malta con annesso un grande ospedale)
ubicate nella località "Ddu' Chjèsiji";
La chiesa dell'Immacolata Concezione o SS. Annunziata
che si trovava nel Largo Immacolata (C'è chi propende per due chiese
distinte), noi sappiamo che verso la fine del 1600, in essa venne edificata
la Cappella di S. Carlo dotata del beneficio di Fondo Cisterna istituito
dal Commendatore dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, Don Carlo Carafa
nel 1702;
La chiesa di S. Maria degli Angeli con annesso un Eremo,
che era edificata in Contrada Angelella, quasi di rimpetto all'odierna
chiesa dell'Immacolata. Alcuni degli eremiti furono (già ricordati
da R. Liberti nel suo lavoro già citato): Zagari Vito morto nel
1742; Caparra Giuseppe morto nel 1749; Juvara Francesco morto nel 1756;
Impiombato Domenico morto nel 1768; un certo Diego da Sinopoli morto nel
1779; un certo Michele da S. Roberto morto nel 1781 e un certo Demetrio
da S. Eufemia morto nel 1782;
Ed infine la chiesa di S. Maria delle Grazie, con annesso
un monastero 248, che sorgeva in Contrada S. Maria nei pressi dell' odierno
Cimitero Comunale.(Pare che facessero parte di tale monastero le Suore
Francescane: Maria Teresa Napoli morta nel 1743 ed Elisabetta Scriva morta
nel 1755.
Anticamente veniva appellata "S. Maria de Drosini" come giusto
il Vendola (Op. cit), trattando della Decima alla Curia nel 1310, dice:
"Theodorus Cappellanus ecclesie S. Maria de' Drosini solvit Tarì
1 ".
Il tristemente famoso terremoto del 1783, detto "Il Flagello",
distrusse quasi completamente l'agglomerato urbano di Drosi, devastando
anche il territorio circostante, nonché atterrando le 6 chiese
e conventi che non risorsero più (fatta eccezione per la chiesa
parrocchiale che venne ricostruita subito sulle stesse fondamenta) ma
rimasero in un primo momento come semplici sepolcri per i caduti del sisma
e poi come ricordo nei toponimi delle contrade su cui sorgevano.
Ed ecco come venne annotato il luttuoso evento dal Parroco del tempo,
Domenico Caparrotta, nell' elencare i caduti del sisma nel registro dei
morti:
"Addì 5 febbraio all'ore 19 e mezza circa, Deus rexperit hanc
Terram et flagellavit cum Flagello terremotus, Subertens etiam omnes Ecclesias
ad terram, et mortui sunt sub parietibus seguentes subscripti":
1-Carmelo Caparrotta (che era infermo) vedovo,
2-Magnifica Domina Maria Antonia Gagliardi moglie di D.Giuseppe Cordiano
di anni 33
3-Domenico Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di anni..........................05
4- Michele Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di anni............................04
5-Salvatore Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di.. mesi........................06
,6-Maria Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni ....................................34
7-Suor M.Teresa Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni.......................
35
8-Agata Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni.....................................
30
9-Giuseppe Carnevale (fabbro) marito di Eustachia Parrotta di anni ..........................40
l 0- Teresa da Reggio famula di D. Giuseppe Cordiano di anni...................................12
11-Maddalena della città di Palmi famula di D. Maria Cordiano di
anni ......................48
12-Isabella Giannotta moglie di Antonio Fracapani di anni .........................................25
13-Anna De Marzo moglie di Simone Quartuccio di anni............................................60
14-Teodora Pappatico vedova di anni .......................................................................66
15-Antonino Amplovero vedovo di anni ....................................................................67
16-Teresa Amplovero di Antonino e Serafina Parrotta di anni ....................................09
17-Anna Ghalastro moglie di Giovan Battista Massara di anni ....................................30
18-Caterina Martello vedova, di anni .........................................................................44
19-Domenico Rao di Francesco di anni......................................................................15
20-Francesca Gullì moglie di Bruno Russo di anni .....................................................
30
21-Isabella Rijtano di Antonino e di Serafma Mandali di anni .....................................13
22-Fedele Michelizzi marito di Concetta Crucittidi anni .............................................
44
23- Vincenza di Franco vedova di anni .....................................................................
36
24-Deodata figlia di Vincenza Francodi anni .............................................................
16
25-Paolo Argirò di Antonino e di Caterina Romeo (gemello) di anni
..........................
26 Vincenzo Argirò di Antonio e di Caterina Romeo (gemello) di
anni .......................
27-Michele Pappalo di Rosario e di Grazia Tomesi di anni .........................................02
28-Rosaria Tomasello di Antonino e di Caterina Scriva di anni ...................................04
29-Rocco Candidoni di Antonio Francesca Arcàdi anni ............................................
06
30-Gregorio Zanghì di Pasquale e di Francesca Tripodi di anni ...................................10
31-Giuseppe Antonio Baldaro marito di Anna Ferrandino di anni ...............................
63
33-Rosa Scriva moglie di Domenico Malachia di anni ................................................
44
34-Rosa Massara (Parvula) di GiovanBattista e di Anna Ghalastro di anni
...................
35- Pasquale De Leonardis (pavulus) di Antonino e di Teresa Buccafurni
di anni ..........
36-Giuseppa Tedesco (parvula di Antonino e di Grazia Condolucidi anni
.....................
37- Advena della terra di Anoia di anni .......................................................................15
38- Vincenzo di Mamma (advena) hic nomen dixit habere. di anni..................................
La Reale Accademia di Napoli (Op. cit.) nel 1784 ci
dice:"Drosi, piccolo paesetto, cadde ancor esso miseramente; lo sconcerto
più grave osservasi però nel suo territorio, e con ispezialità
lungo quel terreno, per ove vassi a Seminara".
All' Accademia fa eco Giovanni Vivenzio (Op. cit) nel 1788 dicendo di
Drosi: "Questo picciolo paese Commenda della Religione Gerosolimitana
soffrì la totale distruzione delle case. In molte contrade del
medesimo avvennero dilamazioni e sbasamenti con danno di molte possessioni.
Nel fondo appartenente alla Cappella del Crocefisso, quantunque in luogo
piano, la terra si abbassò circa sei palmi".
I Cavalieri di Malta non furono da meno dei Basiliani
nel concorrere all'evoluzione civica, religiosa, storica, culturale ed
economica di Drosi. Infatti, già nel Sec. XII° avevano fondato
l'Ospedale di S. Giovanni e (come abbiamo detto più sopra) nel
1272 il Priore di tale ospedale, Giacomo De Taxi, venne nominato, dal
Re Carlo D'Angiò, signore del casale di Drosi. Ma l'evoluzione
massima, Drosi la raggiunse nel Sec. XVI, allorquando, dopo lo smembramento
del Baliaggio di S. Eufemia nel 1555, divenne Commenda degli stessi Ospedalieri
Gerosolimitani, intitolata a S. Martino; e specialmente quando la Commenda
passò ai Carafa e ai Pignatelli. Fra l'altro, fu uno dei Carafa,
don Federico, ad istituire il beneficio "S. Carlo Borromeo"
a pro dei poveri di Drosi.
(Tale beneficio veniva gestito, secondo la volontà del fondatore,
da un Cappellano, cittadino di Drosi, nominato dai discendenti dei Carafa
e approvato dal Sindaco e dal Parroco; ma dopo l'unita d'Italia, per la
cattiva gestione: non venivano versate le tasse al Fisco, nel 1894 il
Ricevitore di Polistena si imposessò di una parte del fondo Cisterna
e la vendette all'asta, cosicché il fondo si ridusse da Ha: 11.29.00
ad Ha. 7.50.20. Comunque, per saperne di più, invitiamo il lettore
a consultare il prezioso libretto "Per una storia della pubblica
beneficenza a Rizziconi: Il beneficio di S. Carlo Borromeo di Drosi",
Ed. Città del Sole, 2005, del Dott. Domenico Coppola, ex Direttore
dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria.
Iinserito nella cappella dedicata allo stesso Santo e
dotandolo di un cespite, il fondo ulivetato "Cisterna" di Ha.
11.29.00 che il Carafa aveva acquistato appositamente. Mentre abbiamo
motivi di credere che la famosa statua del S. Giovanni Battista (della
quale abbiamo parlato nel capitolo delle opere d'arte in Rizziconi), che
alcuni (il notaio Verrini da Polistena) opinano sia opera di Pietro Bernini
ed altri (il preside Basile di Palmi) l'attribuiscono al messinese Domenico
Bottone, sia stata donata ai Cavalieri di Malta dai Principi Pignatelli,
signori di Monteleone (odierna Vibo V.) nel tempo in cui la Commenda di
S. Martino (Drosi) era retta dal loro congiunto, Innocenzo Pignatelli
(1730/50 circa).
La Commenda di S. Martino durò 208 anni e, precisamente, dal 1555
al 1763; e a noi piace riportare, qui di seguito, l'elenco dei Commendatori
che si alternarono alla gestione della Commenda:
1-Fra' Mandosio 1555-1585 (primo commendatore);
2-Francesco Morteti 1601-1604;
3-Giacomo Manhes 1613;
4-Giovan Girolamo Carafa 1614;
5-Giacomo Marchesi 1616-1623;
6-Carlo Carafa 1663-1665;
7-Ettore Marullo 1696-1699;
8-Ottavio Spinola 1700-1701;
9-Federico Carafa 1702-1704;
10-G. Battista Porcinari 1717;
11-Andrea Minutoli 1719;
12-Domenico Alimena 1730;
13-Innocenzo Pignatelli 1744;
14-Giovanni Sarriano 1759- l 763 (ultimo commendatore).
Fonti:
-D. Cangemi "Manoscritto su Rizziconi e dai registri Parrocchiali di nascita,
morte e matrimoni;
-Bernardo Collufio, dall'opera inedita “Dell’origini di Rizziconi
e…. altro”.
L'ultimo elenco l'abbiamo ricavato dal lavoro di Gustavo Valente (op.
cit.) e da noi integrato a seguito di personali ricerche. Ovviamente,
l'elenco non è completo (esistono dei vuoti) e le date indicano
soltanto gli anni della presenza certa del commendatore.
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