
Alla fine del I secolo a.C. il pianoro è stata
interessato da una estesa opera di urbanizzazione con una riorganizzazione
complessiva degli spazi con strade pavimentate (A), isolati abitativi
(B) unitamente ad edifici pubblici di natura civile (C) e religiosa (D).
Gli scavi archeologici condotti, confermerebbero che lo città di
Tauriana ricordata da Plinio il vecchio come
Taurentum oppidum e da Pomponio Mela come
Tourionum - rimase in vita fino al IV secolo d.C. quando il pianoro divenne
area rurale.
La strada oggi a vista, pavimentata con basali di pietra dura (gneiss)
e larga cinque metri. costituiva uno degli assi principali della città
e ne permetteva l’attraversamento da nord a sud. Sul suo lato orientale,
sono ancora visibili in fondazione, resti delle abitazioni che la affiancavano.
Alla città romana è collegato un piccolo nucleo di sepoltura
rinvenute nell'area della Chiesa di San Fantino sul limitare sud del pianoro.
Poche le notizie sulla vita del centro in età imperiale: fondamentali
quelle desunte dalla vita di San Fantino scritta dal vescovo tauria¬nense
Pietro, nell'VIII secolo d.C.
La
struttura messa in luce ad ovest della strada basolata è identificabile
con un edificio per spettacoli costituito da una cavea rivolta ad occidente,
impostata su un pendio naturale roccioso e sostenuta a sua volta da possenti
costruzioni costituite da strutture peculiari di forma triangolare e da
una seridi setti radiali disposti regolarmente su ogni lato. Nulla è
rimasto della gradinata. L’edificio, le cui murature sono state
realizzate in conglomerato cementizio e rivestite con pietrame e mattoni,
si è conservato parzialmente e si caratterizza per alcune particolarità
costruttive. Dall’arena/orchestra si conserva la pavimentazione
il laterizi. Costruito forse nel I secolo d.C, rimase in uso fino al IV
quando fu destinato ad altro uso probabilmente. in conseguenza dell’Editto
Costantiniano che bandì giochi e spettacoli pagani. Al momento
un unicum in Italia meridionale sia per le particolarità architettoniche
e dimensionali – è infatti degli anfiteatri noti- sia perchè
potrebbe essere stato destinato contemporaneamente a giochi e spettacoli
teatrali.
Dalla fine dell'800 i rinvenimenti fortuiti e la redazione di una carta
topografica a cura di Antonio De Salvo che ricordava i ruderi antichi
ancora visibili a quel tempo, segnalaronol'interesse storico - archeologico
del pianoro di Taureana di Palmi prospiciente lo costa e situato all'imbocco
settentrionale della strategica area dello Stretto. Nel secolo scorso
alcuni studiosi si interessarono a questo territorio e furono condotte
indagini nell'area della Chiesa di San Fantino e in località Scinà,
ma è solo con la conduzione di sistematiche campagne di scavo archeologico
a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria dalla
fine degli anni '90 - in collaborazione anche con diversi Istituti Universitari
italiani e stranieri - che è stato possibile definire l'esistenza
di un abitato italico tra lo fine del IV e la fine del I secolo a.C. e
di un centro romano in vita tra la seconda metà del I sec. a. C.
ed il III-IV secolo d.C.
E' di particolare interesse avere compreso a seguito delle ricerche e
degli studi che ne sono seguiti che, territorialmente, Taureana per l'età
ellenistica (IV-I secolo a.C.) rientrava in un'area archeologicamente
e storicamente omogenea il cui confine settentrionale ero definito dal
fiume Métauros, odierno Petrace. Un'area abitata da gruppi BRETTI
che raggiunsero il meridione della Calabria. Il logo etnico, Tauriani,
è impresso sui laterizi da costruzione rinvenuti in occasione degli
scavi condotti a Taureana e in località "Mella" di Oppido
Mamertina.Si è avuta inoltre conferma dell'esistenza della
città in età romana (forse con lo status di municipium)
ricordata da scrittori quali Plinio il Vecchio e Pomponio Mela per l'età
imperiale e dall'Anonimo Ravennate e Guidone per l'età tordo-antica
e medievale; la città di Tauriana è segnalata anche sullo
Tabula Peutingeriana, un itinerarium pictum di età medioevale.
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