Opere
ammirevoli
sono alcuni dipinti, anch’essi opera di pittori calabresi del
XIX° secolo:
| - Il quadro del “Cristo Giustizia”
che si ammira nella sala comunale del Sindaco, opera del pittore
SCERBO ROSALIO da Polistena. |
- Il quadro della “Madonna delle Grazie”
esposto nella Chiesa Parrocchiale di Rizziconi, dello
stesso artista Scerbo.
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- il quadro della "Madonna di Pompei”,
datato 1858, esposto nella Chiesa del S.S. Rosario,
che è opera del Palmese Nicola Sandulli. |
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Bello il dipinto, risalente ai primi del 1900, sul muro
sulla parete destra della navata centrale della chiesa madre.
L’opera, anche se sconvolge dal punto di vista architettonico,
delle ombre e della prospettiva, è sicuramente bella.
Raffigura una libera interpretazione del martirio di S.
Alessandro (Era il 26 agosto 298) e rappresenta un soldato
romano decapitato, la cui testa, avvolta in drappo bianco
sgocciolante di sangue, è amorosamente presa tra
le braccia di una bellissima donna. Schiera di angeli in
cielo. Secondo la tradizione, il santo, catturato dai miliziani
dell' imperatore Massimiliano, fu trascinato nel Vico intitolato
a Crotacio dove si ergeva una colonna con la statua del
suddetto. Venne allestita un'ara per il sacrificio e S.
Alessandro fu decapitato. Dopo la decapitazione la nobile
Grata raccolse la testa del Santo, fece distruggere la colonna
e costruire la Chiesa di S. Alessandro in Colonna. In una
sala del Vaticano è esposta la tela originale.
Purtroppo, secondo il mio modestissimo parere, l’ultimo
restauro avvenuto tra la fine del 1900 e gli inizi del 2000,
ha notevolmente deturpato l’opera, specialmente nella
rappresentazione del sangue sulle spalle del martire e quello
sparso per terra. La proiezione delle ombre è sicuramente
errata. Il dipinto, secondo Bernardo Collufio, è
opera del pittore Vallone di Vibo Valentia. La donna ha
il volto di Amalia Albanese sposata politi e gli altri visi
appartengono ad altri personaggi rizziconesi che l'artista
incontrava in chiesa.
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Opere veramente degne
di rilievo, oltre al dipinto della Madonna delle grazie, sono: |
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- il cinquecentesco Ciborio,
opera del messinese Giuseppe Bottone, posto nella
Chiesa Parrocchiale di Drosi, dedicata a
San Martino, fondata tra il XIV e il XV secolo;
- il “San Giovanni Battista”,
opera in marmo, probabilmente dello stesso Bottone, ma comunque
di sicura scuola Gaginesca (dai siciliani Antonello Gagini
(1523) e Vincenzo (1535), fino ad oggi non attribuito ad alcuno.
Tale opera, che fino al 1936 giaceva in pezzi nel campanile
della Chiesa di Drosi , adesso fa bella mostra di sé
nel Museo Nazionale di Reggio Calabria. La scultura venne
salvata dal Principe Ereditario Umberto II° , che la fece
trasportare presso l’Intendenza Delle Belle Arti di
Reggio Calabria, perché se ne provvedesse al restauro.
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Ricordiamo che un’importante opera del Gagini
è presente nella Piana ed è il cinquecentesco
trittico marmoreo che, con la sua imponente struttura, costituisce
la parte monumentale dell'altare maggiore della chiesa arcipretale
"San Nicola" di Galatro e che fino
al 1783 costituiva l'altare maggiore della chiesa basilicale
"Santa Maria della Valle", completamente distrutta
dal terremoto del 5 febbraio di quell'anno.
Altare molto simile, anche per l'impiego dei marmi, è
quello che, eseguito su commissione del Duca di Monteleone e
viceré di Sicilia, Ettore Pignatelli, può essere
ammirato ancora oggi, nella sua maestosa bellezza, nella chiesa
di San Leoluca di Vibo Valentia. |
Bellissima
La statua di San Giuseppe, opera lignea - risalente alla seconda
metà del XVIII secolo - del bravo scultore da Serra S.
Bruno, Vincenzo Scrivo, che si venera a Rizziconi nella Chiesa
Parrocchiale "San Teodoro Martire". |
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