Nel.
1969 nel fondale del mare prospiciente l'insenatura di Porticello presso
Villa San Giovanni - all'imboccatura settentrionale dello Stretto di
Messina, è stato casualmente rinvenuto quanto si conservava in
un'imbarcazione affondata tra la fine del. V e gli inizi del IV sec,
a.C.
Dopo un primo saccheggio da parte di clandestini,
furono avviati scavi programmati da parte della Soprintendenza che hanno
consentito di acquisire importanti informazioni relativamente alla struttura
della nave, al carico trasportato e di ipotizzare quale fosse stata
la rotta dell’imbarcazione prima di affondare.
Secondo la disposizione dei resti sul fondale si può supporre
che la nave mercantile fosse lunga circa 20 metri e che avesse una stazza
di circa 30 tonnellate e che molto probabilmente fosse dotata di varie
ancore, come indicherebbe il rinvenimento di un ceppo in piombo, di
alcune marre e di contromarre in piombo.
Il carico commerciale comprendeva prevalentemente
anfore da trasporto di provenienza eterogenea (415-385 a.C.) e frammenti
di statue in bronzo.
La diversa tipologia di anfore provenienti dall’Egeo
settentrionale (Mende e Bisanzio), dalla magna Grecia o Sicilia e dal
mondo punico (forse dall’isola di Mozia) documenta la varietà
delle coste toccate dall’imbarcazione prima di affondare.
La vita a bordo è documentata dal recupero di oggetti utilizzati
quotidianamente dall’equipaggio: un mortaio, una brocca, frammenti
di una pentola, lucerne e qualche coppa prodotta in Attica (GRECIA),
intorno al 420-410 a.C. Tra i marinai era di certo praticata anche la
pesca, come attesta il rinvenimento di legno usato per pescare e di
pesi di piombo.