LE
MIE PAGINE
IL MIO AMICO
ANTONIO, EMIGRATO A SESTO SAN GIOVANNI (MI).
MERIDIONE
E DINTORNI.
IL
FIDUCIARIO SCOLASTICO.
LA
MAFIA, UN PRODOTTO CULTURALE.
IL
GRANDE BAMBINO
IL
POETA, NOBILE DECADUTO.
IL
CETO SOCIALE
LE
TRAVI A VISTA.
OGNI
MALE NON VIENE PER NUOCERE.
ADULTI
SI, MA SENZA MATURITA.
COME
L'ARABA FENICE.
ADULTI
SI, MA SENZA MATURITA
Mi racconta il mio amico: quando nel libro di Bruce. H.
Lipton leggo che il risultato finale della vita di un uomo, che in natura
si trova in cima o in prossimità della scala evolutiva e al vertice
della catena alimentare, sarà quello di essere mangiato dai batteri,
organismi che si trovano alla base della scala, mi trovo alquanto sconvolto
e disorientato. Mi domando che senso abbia concludere l’esistenza
in un modo che io considero molto stupido.
Mi ribello a tutto questo e non accetto di venire sigillato in una bara
e divorato da organismi che si trovano alla base della catena evolutiva
e di quella alimentare.
Non voglio dire che non accetti la morte, anzi la considero una fase
bella della vita; ma esiggo che il trapasso lo conduca io, a modo mio.
A tal proposito mi viene in mente l’Araba Fenice che sentendo
sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato, costruiva
un nido sulla cima di una quercia o di una palma, si cospargeva di incensi
e profumi e si lasciava incendiare dai raggi del sole fino a consumarsi
dalle sue stesse fiamme.
Così sarà la mia fine: adagiato su una catasta di legna
d'abete, darò fuoco alla stessa, con la sfera di cristallo che
i miei antenati usavano per accendere il tabacco dentro la pipa. Mi
lascerò consumare accompagnato da un gradevole profumo di abete,
ed il vento, che fu durante la mia fanciullezza, mio compagno di gioco
, mi solleverà sempre più in alto ed insieme faremo il
lungo viaggio tra le stelle che mi condurrà al luogo da cui sono
venuto. Durante il cammino incontrerò sicuramente la stella con
la scritta “Turi Sardedda” che era il soprannome con cui
i benpensanti del mio paese mi apostrofavano con un un certo senso di
disprezzo. Quindi, giunto alla meta, ringraziò il vento, mio
compagno di viaggio e mi metterò a costruire una capanna per
la mia anima. Poi pianterò la vigna che di sicuro mi darà
del buon vino che offrirò ai passanti che transiteranno quelle
parti , che molto probabilmente saranno davvero pochi, visto che i molti
staranno percorrendo vie prive di senso, ma piene di stupidità.
Francesco Lopreste (da un un pensiero del mio amico Salvatore Furnari).
ivano assegnati dei lavori da svolgere durante l’assenza dei grandi
e ci raccomandavano di non toccare le armi che rimanevano in masseria,
e che seppure in bella vista non venivano minimamente toccati da noi
ragazzi. Però allora non capivo perché, nascondevano molto
scrupolosamente i recipienti pieni di vino.
Poiché eravamo bambini, a quell'età il gioco ci coinvolgeva
moltissimo e spesso non svolgevamo tutto o in parte il lavoro che ci
era stato assegnato, ma per questa inadempienza venivamo quasi sempre
perdonati.
Ma una volta, senza cercarlo intenzionalmente , scoprimmo il fiasco
di terracotta pieno di vino e, sempre per gioco ci attaccavamo ad esso
che presentava una bocca particolare munita di foro, detta “fungia”che
emetteva rumori strani quando i grandi bevevano e facevano a gara per
emettere il suono più apprezzato. Li avevamo visti più
volte i grandi appoggiare le labbra sulla fungia del fiasco per bere
il vino mentre producevano quei suono caratteristico che ai più
anziani riusciva meglio.
Coinvolti in quel gioco, abbiamo bevuto il vino che subito ci ha dato
alla testa.
Ormai presi dall’effetto dell’alcool, le promesse fatte
ai grandi non furono più rispettate e il gioco ,che prima era
sempre controllato, era diventato irresponsabile. Noi ragazzi non badavamo
più ai danni che una nostra azione incontrollata poteva causare.
Fu così che il frumento seminato, già fornito di bellissime
spighe in corso di maturazione, fu danneggiato dai nostri rotoloni che
facevamo in mezzo ad esso, rompendo i culmi che sostenevano le spighe.
Con la nostra azione irresponsabile abbiamo impedito la maturazione
dei chicchi che erano il futuro della nostra alimentazione. Ma a dire
il vero, non sono state le sberle che abbiamo preso dai grandi che ci
hanno ferito maggiormente: per molto tempo sentivamo un peso sulla coscienza
e sui nostri visi si poteva leggere il rimorso per il danno che avevamo
cagionato.
Alla considerazione di quanto esposto, non so perché, mi sorge
spontanea una domanda: possiamo asserire che le persone cosiddette intellettuali,
persone che hanno acquisito un alto grado di istruzione, persone a capo
di stati e di governi, siano veramente capaci di gestire con consapevolezza
gli eventi e le circostanze politico-sociali che si presentano a livello
locale e a livello globale?
Secondo me no.
Mi pare che questa gente si comporti come quei ragazzi che hanno scoperto
casualmente il fiasco di vino, si sono ubriacati e hanno agito in modo
irresponsabile senza pensare alle conseguenze negative che il loro comportamento
avrebbe potuto causare. In particolare mi viene in mente la cosa terribile
e nefasta che potrebbe capitare in un qualsiasi momento, in un mondo
dotato di testate nucleari disseminate ovunque e forse di altri mezzi
distruttivi, alla gente ancora sconosciuti, visto che le chiavi di comando
sono già in possesso di questi adulti, che hanno forse una grande
istruzione, ma sicuramente non una sufficiente maturità.
Furnari Salvatore
Francesco lopreste