|
IL
POETA, NOBILE DECADUTO.
IL
CETO SOCIALE
LE
TRAVI A VISTA.
OGNI
MALE NON VIENE PER NUOCERE.
ADULTI
SI, MA SENZA MATURITA.
COME
L'ARABA FENICE.
MERIDIONE E DINTORNI.
Da troppi anni ormai (è
quasi l’arco di un’intera vita) non sento che parlare di
Mezzogiorno e di questione meridionale. L'argomento ha riempito le pagine
di molti giornali ed è stato al centro di molte trasmissioni
televisive senza tuttavia cambiare di tono e senza dire, di volta in
volta, nulla di veramente nuovo.
Un meridionale può chiedersi se questo non suoni offesa alla
sua dignità, costatando che il problema è rimasto sempre
lo stesso o si è addirittura aggravato.
Negli ultimi trent'anni, a causa del malgoverno, dei costi della politica,
dei privilegi della cosiddetta "casta", degli sprechi a tutti
i livelli e della corruzione, la situazione economico-sociale dell'Italia
è andata sempre di più peggiorando e, invece che dare
la colpa ai veri responsabili, si è cercato un capro espiatorio
e quindi la colpa si è scaricata sul meridione e sui meridionali,
definendoli fannulloni e parassiti, a danno del laborioso Nord.
Non voglio dire che in tutto questo non ci sia un briciolo di verità,
ma se il gap tra nord e sud d'Italia si è notevolmente allargato,
probabilmente le cose non stanno proprio così.
La cosa è stata molto amplificata perchè ha fatto comodo
ad alcuni movimenti disgregatori e razzisti del nord italia, che hanno
sfruttato l'argomento per raccogliere consensi elettorali al grido di
"paroni in casa nostra", "Roma ladrona", "prima
il Nord".
La disgregazione socio-economica è ancora in atto e sotto gli
occhi di tutti e l’impatto con la nuova realtà è
dannoso a tutto il Paese.
Ora è necessaria non tanto la rassegnazione quanto l’esatta
valutazione del fallimento, ammettendo che la causa di esso consiste
in una precedente serie di errori di valutazione.
Negli anni ’50, quella società prevalentemente contadina,
fece uno sforzo immane per sollevare e migliorare la condizione dei
figli liberandoli da quello stato di sottomissione e di lavoro sempre
al limite della sopravvivenza.
L’avvio allo studio, il conseguimento di un titolo di cultura
superiore, è stato il fiore all’occhiello di una classe
contadina severa e statica, ma lungimirante nello stesso tempo.
Ma non è bastato. Non c’è stato un modello di sviluppo
produttivo che si adattasse al comportamento dei meridionali.
Molti intellettuali meridionali si debbono chiedere se sono stati l’elemento
innovatore della società e della cultura della loro regione.
Io dico che essi non hanno saputo produrre modelli di sviluppo e di
convivenza sociale che, adattandosi al proprio ambiente, abbiano avuto
la forza di migliorarlo.
Tra l'altro, per l'affermarsi di fenomeni malavitosi, il meridione si
è trovato sotto l'azione negativa di due soggetti che lo hanno
dissanguato. Lo stato, in primis, con l'imposizione di una tassazione
sempre più insostenibile e l'azione delinquenziale poi, che ha
ostacolato ogni minima iniziativa imprenditoriale e che ha impedito
un concorso organizzato di tutte le parti sociali per una strategia
globale di tutto il sistema.
Scritto a quattro mani da Salvatore
Furnari e Francesco Lopreste.
|