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IL GIORNO DELLA
CALABRIA
Quando fu il giorno
della Calabria,
.....Dio si trovò in pugno 15 mila Kmq di argilla verde con riflessi
viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese
per due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo,
il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all’opera,
e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California
e delle Hawaii, più
bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio
il Bergamotto, allo stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea
le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la
rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno
l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il Tonno, a
Vibo il fiore, a Tiriolo le belle
donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea
le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio
il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore
errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane
la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza
l’Accademia
, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano,...................
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