Il
ballo dei "Giganti" Mata e Grifone, lui predone saraceno,di
pelle scura, lei indigena, preda, donna di pelle bianca, ci ricordano
le incursioni arabe che dal 562 hanno interessato le coste calabresi.
Secondo alcuni studiosi, Rizziconi, dopo la sua fondazione, si
accrebbe con l’accogliere i superstiti, tutti o in parte,
della vicina Scummo o Scummia (anch’essa
come l’antica Medma, nei pressi dell’odierna
Rosarno), distrutta dagli agareni
nel 1085 o, per altri autori, nel 1046, sotto papa Clemente II di
Sassonia.
Ma a proposito delle origini di Rizziconi, Domenico Cordopatri,
illustre avvocato Rizziconese del XVIII° secolo, in un suo
opuscolo del 1771 asseriva che Rizziconi sarebbe
stato fondato nel 1286, (o giù di lì, n.d.r.) da
un certo Sigismondo Capece che cambiò
il proprio nome in Riccio Cordopatri, per sfuggire
alle persecuzioni angioine, essendo egli di fede sveva. Tale tesi
è supportata da quanto ha scritto l’autore G.B.
MARZANO nel suo libro “ Genealogia della famiglia Cordopatri”
pubblicato e stampato dalla Tipografia Editrice Popolare
di Laureana di Borrello nel 1914.
Infatti, secondo il Marzano, tale Sigismondo era figlio dell’ammiraglio
Marino Capece di Napoli, il quale, assieme ai fratelli Jacopo
e Corrado, unitamente a Galvano e Federico Lancia si recò
in Alemagna per eccitare alla riscossa il sedicenne Corradino
e sollecitarlo a venire in Italia per rialzare le sorti di casa
sua e della fazione ghibellina.
Ma poiché Tal Corradino nipote di Manfredi
e figlio di suo fratello Corrado IV, come ben si sa, fu sconfitto
nella battaglia del 23 agosto 1268 da Carlo d'Angiò
nella piana di Scurcola presso Tagliacozzo (Abruzzi), l'ultimo
virgulto di Casa di Svevia veniva reciso il 29 ottobre dello stesso
anno, sulla Piazza del Mercato di Napoli, dalla spietata mannaia
del Re Angioino.
Si ha così l’estinzione della dinastia Sveva e l’affermarsi
del Predominio Francese.
Alla morte di Corradino seguirono le vendette del re Carlo d'Angiò
verso i sostenitori degli Svevi e molti furono le uccisioni e
i saccheggi, le confische di terre e di castelli a favore di molti
avventurieri e mercenari francesi.
Tra quelli che caddero nelle mani di Carlo, vi furono i tre Fratelli
Capece che vennero giustiziati.
Altri riuscirono a fuggire lontano e a riparare altrove come successe
a Sigismondo figlio di Marino che rifugiatosi
in Romagna cangiava il proprio nome in Riccio
, per l’anellata capigliatura e il cognome in quello allegorico
di Cor-do patri nel quale si adombrava il colore
politico e la sua fede immutabile per la dinastia Sveva.
Riccio Cordopatri, che anche dopo aver cangiato il nome continuò
a congiurare ai danni dell’Angioino.
Sposata una signora di casa Loria, parente del grande Ammirante,
dopo la famosa rivolta dei vespri, ebbe a trasferirsi
in Sicilia per combattere la successiva guerra, per la quale il
Reame di quell’isola veniva in dominio di Re, Pietro D’Aragona,
marito di Costanza, figliuola di Manfredi ed unica superstite
della casa di Svevia.
Dalla Sicilia, passato insieme agli aragonesi in Calabria, il
Cordopatri ebbe in dono un‘estesa tenuta di terre,
poste fra Rosarno e Seminara, che facevano parte
dello STATO DI TERRANOVA , antico feudo di casa Loria, e verso
al 1286 fermava la sua dimora nel miglior sito di quelle terre
a breve distanza dalla marina di Gioia.
Lì faceva sorgere un casale e invitava la gente del luogo,
sparsa per le campagne, a colonizzarlo. Tali coloni erano sicuramente
i discendenti dall’antica Taurentum (Taureana). e dalla
vicina Scummo, come si diceva prima.